Bologna e la memoria ritrovata del colonialismo italiano: “Yekatit” per non dimenticare

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La città di Bologna si fa promotrice di un'iniziativa di fondamentale importanza: un ciclo di appuntamenti dedicati al recupero della memoria del colonialismo italiano. L'obiettivo è quello di gettare luce su un capitolo oscuro e spesso ignorato della storia nazionale, invitando alla riflessione critica e alla comprensione delle profonde implicazioni di quel periodo. La rete "Yekatit", il cui nome evoca il mese di febbraio nel calendario etiope, è il motore di questa serie di eventi, con l'intento di portare alla coscienza collettiva le vicende del passato coloniale italiano, in particolare quelle legate all'Eritrea sotto il regime fascista.

Gli incontri proposti da "Yekatit" non si limitano alla commemorazione, ma mirano a stimolare un dialogo costruttivo e a offrire nuove prospettive sulla narrazione storica. Attraverso mostre digitali, podcast, presentazioni di collezioni fotografiche e proiezioni cinematografiche, il programma intende decostruire la visione eurocentrica e fascista che ha per lungo tempo plasmato l'interpretazione del colonialismo. Si sottolinea l'importanza di integrare una prospettiva decoloniale nell'educazione, a partire dalle scuole, per formare cittadini consapevoli e critici, capaci di confrontarsi con la complessità della storia senza rimuovere le sue pagine più scomode. Questi appuntamenti bolognesi rappresentano un passo significativo verso una maggiore consapevolezza e un'analisi più profonda del passato coloniale italiano.

L'impegno di Yekatit per la rievocazione del colonialismo italiano

La rete "Yekatit" sta organizzando a Bologna una serie di eventi per riportare alla luce la memoria del colonialismo italiano, una fase storica caratterizzata da violenze e rimossa dalla coscienza collettiva. L'attenzione si concentra in particolare sul periodo del ventennio fascista in Eritrea. L'iniziativa prende il nome da "Yekatit 12", che nel calendario etiope corrisponde al 19 febbraio, data di un attentato fallito a Rodolfo Graziani, all'epoca viceré etiopico, noto come il "macellaio del Fezzan" per le sue brutali azioni repressive in Libia. Questo attentato scatenò una rappresaglia sanguinosa e indiscriminata ad Addis Abeba nel 1937, causando la morte di migliaia di civili, con stime che arrivano a 20.000 vittime. Gli appuntamenti bolognesi, che si svolgeranno dal 17 al 27 febbraio, includono commemorazioni istituzionali, proiezioni e dibattiti, con l'obiettivo di non dimenticare le atrocità commesse.

Il programma degli eventi prevede diversi momenti di approfondimento e riflessione. Il 17 febbraio, un incontro all'Auditorium Biagi di Sala Borsa ospiterà una mostra digitale sui caduti e l'ascolto del podcast "A casa loro" di Simone Lumia, arricchito da un'introduzione di Gabriella Ghermandi e un monologo di Nadia Abdelhamid. Seguiranno interventi istituzionali, tra cui quelli della delegata del Comune di Bologna, Erika Capasso, della presidente dell'Anpi di Bologna, Anna Cocchi, e del consigliere comunale Siid Negash. Il 19 febbraio, presso la Biblioteca Amilcar Cabral, si terrà la presentazione delle collezioni fotografiche sul colonialismo italiano (1861-1960), a cura della Biblioteca IsIAO e con la collaborazione di Citizen Science Italia. Questo progetto mira a deostruire lo sguardo coloniale e fascista con cui sono state classificate e descritte le foto. Infine, il 27 febbraio, un dialogo tra attivisti e attiviste al Casalone di Ritmo Lento affronterà il tema "Storie coloniali e ingiustizie del presente".

Decostruire la narrazione coloniale e l'educazione alla storia

Le iniziative proposte a Bologna non si limitano a ricordare il passato, ma intendono anche decostruire la narrazione coloniale che ha permeato la storia italiana. Come sottolinea Mariana E. Califano di Resistenze in Cirenaica, l'obiettivo è sfidare la prospettiva coloniale e fascista che ha influenzato la classificazione delle immagini storiche, promuovendo una rilettura critica dei fatti. Questo approccio è cruciale per comprendere come la storia sia sempre modellata da punti di vista diversi, raramente neutri. L'integrazione di una prospettiva decoloniale diventa pertanto indispensabile non solo per gli studiosi, ma anche nei contesti formativi, a partire dalle scuole, per garantire che le nuove generazioni abbiano una comprensione completa e imparziale degli eventi storici.

A tal fine, il 18 febbraio, presso il PopUp Cinema, è prevista la proiezione del film "Pagine nascoste" di Sabrina Varani, destinata a studenti e docenti. Questa iniziativa, come evidenzia Maria Pia Guermandi, esperta di decolonizzazione del patrimonio culturale, è fondamentale per affrontare il modo in cui il colonialismo viene insegnato. Spesso, infatti, esso è presentato come un semplice "incontro tra l'Europa e il resto del mondo", trascurando le dinamiche di potere, le violenze e le ingiustizie che lo hanno caratterizzato. Attraverso il cinema e altri strumenti didattici, si cerca di stimolare una riflessione più profonda e di promuovere un'educazione alla storia che sia inclusiva, critica e consapevole delle diverse voci e prospettive, superando le semplificazioni e le omissioni del passato. L'impegno è quello di fornire strumenti per analizzare criticamente le narrazioni storiche e comprendere l'impatto duraturo del colonialismo sulla società contemporane

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