Il recente aggiornamento del Piano Regionale Qualità dell'Aria del Piemonte ha sollevato forti perplessità tra le associazioni ambientaliste. Le nuove disposizioni, approvate dalla giunta regionale, sono state criticate per la loro presunta inefficacia nel migliorare concretamente la qualità dell'aria. In particolare, la decisione di posticipare il blocco della circolazione per i veicoli diesel Euro 5, precedentemente anticipato dalla stessa Regione, e l'introduzione di misure ritenute non strutturali, evidenziano un approccio che, secondo gli osservatori, non affronta adeguatamente le problematiche ambientali della regione. La situazione è resa ancora più allarmante dal rapporto 'Mal'Aria 2026', che posiziona il Piemonte tra le aree più inquinate della Pianura Padana, con valori di PM10, PM2.5 e NO₂ ben oltre i limiti raccomandati per il 2030, anche in centri di medie dimensioni e aree pedecollinari.
Dettagli sulle controverse misure e le richieste di Legambiente
Nell'ambito dell'aggiornamento del Piano Regionale Qualità dell'Aria, il Piemonte ha annunciato una serie di iniziative che hanno immediatamente generato dibattito. Il 27 giugno 2026, la giunta regionale ha approvato misure che includono la promozione del biodiesel, l'impiego dell'intelligenza artificiale per la gestione del traffico, l'uso di vernici 'mangia-smog', nebulizzatori per simulare l'effetto pioggia e sistemi di aspirazione degli inquinanti. Per queste azioni è previsto un investimento significativo di oltre 55 milioni di euro. Tuttavia, Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, ha espresso profonda preoccupazione, definendo tali interventi come soluzioni dalla dubbia efficacia, il cui impatto è ancora tutto da verificare.
La critica principale di Legambiente si concentra sulla contraddizione tra la sospensione del blocco dei diesel Euro 5, inizialmente previsto per l'autunno successivo e poi posticipato, e l'adozione di misure che, a loro avviso, non incidono sulla radice del problema. L'associazione sottolinea una palese riluttanza a intervenire sul trasporto privato e, al contempo, una mancanza di investimenti concreti nel trasporto pubblico. Legambiente e le altre organizzazioni partecipanti alla campagna 'Il trasporto che ci salva' chiedono a gran voce un potenziamento delle reti di trasporto pubblico, sia urbane (come le linee della metropolitana e gli autobus di linea a Torino e in altre città) che interurbane, privilegiando la rotaia laddove possibile e riattivando le linee ferroviarie sospese.
Il rapporto 'Mal'Aria 2026' ha messo in luce una situazione critica in Piemonte, con diverse località, tra cui Chieri, Mondovì, Cavallermaggiore, Settimo Torinese, Borgaro Torinese e Domodossola, che registrano già oggi valori di PM10, PM2.5 e NO₂ superiori ai limiti che l'Unione Europea ha fissato per il 2030. Questi dati evidenziano l'impatto significativo del traffico veicolare e del riscaldamento domestico sull'inquinamento atmosferico. Legambiente insiste sulla necessità di una trasformazione radicale del sistema dei trasporti regionale, promuovendo una mobilità leggera e attiva e riducendo al minimo l'uso del mezzo privato. L'associazione avverte che il mancato adeguamento agli standard europei più stringenti, previsti per il 2030, rischia di rendere vani gli sforzi attuali, mantenendo il Piemonte in una condizione di costante emergenza inquinamento, con gravi conseguenze per la salute pubblica.
Questa situazione ci invita a riflettere sull'importanza di adottare politiche ambientali coraggiose e lungimiranti, che non si limitino a soluzioni temporanee o parziali. La salute dei cittadini e la qualità dell'ambiente sono beni inestimabili che richiedono impegni concreti e investimenti mirati. La transizione verso una mobilità più sostenibile e l'implementazione di misure strutturali per la riduzione delle emissioni inquinanti non sono più un'opzione, ma una necessità impellente per garantire un futuro più salubre per tutti.