Simon Gietl Conquista in Solitaria la “Phantom der Zinne”

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L'alpinista altoatesino Simon Gietl ha recentemente compiuto una straordinaria impresa, completando in solitaria la celebre via "Phantom der Zinne" sulla maestosa parete nord della Cima Grande di Lavaredo. Questo successo rappresenta il culmine di un percorso decennale, iniziato con un tentativo interrotto e ora coronato da una meticolosa preparazione e una determinazione incrollabile. La via, con le sue sfide tecniche e ambientali, è stata vinta attraverso due giorni di scalata intensiva e una notte trascorsa in bivacco, segnando un traguardo significativo nel panorama dell'alpinismo.

L'Audace Ascesa Solitaria di Simon Gietl sulla Cima Grande di Lavaredo

Nei giorni 5 e 6 marzo, l'alpinista Simon Gietl, originario dell'Alto Adige, ha compiuto un'impresa di notevole rilievo, affrontando e completando in solitaria una delle vie più impegnative sulla suggestiva parete nord della Cima Grande di Lavaredo. L'obiettivo era la "Phantom der Zinne", un percorso di circa 550 metri che presenta difficoltà fino al 7c+, con tratti obbligati al 7a+. Questa via, aperta nel lontano 1995 dagli illustri Christoph Hainz e Kurt Astner, è rinomata per la sua difficoltà e la sua eleganza, ed è annoverata tra le più complesse e affascinanti delle Tre Cime di Lavaredo, come ha sottolineato Gietl stesso.

La via "Phantom der Zinne" si snoda sulla verticale parete settentrionale della Cima Grande attraverso un itinerario estremamente tecnico e articolato. La parte iniziale si sviluppa a sinistra della storica Hasse-Brandler, per poi incrociarla e proseguire sulla destra nella sezione centrale. Un tratto cruciale della salita si fonde con la "Sachsenweg" (nota come Superdirettissima alla Cima Grande), prima di virare nuovamente a sinistra e inserirsi in un sistema di fessure ben marcate che conducono alla grande cengia che taglia la parete. La via, aperta in due fasi tra il 6 e il 12 agosto 1995, è caratterizzata da un'arrampicata sostenuta su placche verticali e leggermente strapiombanti, richiedendo passaggi tecnici continui e raggiungendo il grado IX+ della scala UIAA.

Per Gietl, questa salita non è stata solo una sfida tecnica, ma il coronamento di un lungo viaggio personale. Il suo primo tentativo risale a ben dieci anni fa, in pieno inverno, quando, pur essendo prossimo alla vetta, fu costretto a desistere a causa di condizioni proibitive e di un'inesperienza che lo portò persino a subire un principio di congelamento alle dita dei piedi. Questo episodio lo spinse a rinunciare e a mettere in pausa il progetto. Tuttavia, l'idea di tornare sulla "Phantom der Zinne" non lo ha mai abbandonato. L'inizio dell'inverno ha riacceso la sua determinazione; nonostante una malattia lo avesse inizialmente debilitato, Gietl ha recuperato la forma fisica e ha atteso con pazienza le condizioni meteorologiche ideali. Una settimana prima della partenza, è tornato ai piedi della parete con un compagno per studiare l'accesso e testare i primi tiri, assicurandosi di essere pronto ad affrontare l'ardua impresa.

La salita ha avuto inizio il 5 marzo. Gietl ha affrontato la parete con circa 20 chilogrammi di attrezzatura, pronto a trascorrere due notti in quota. La principale difficoltà, ha rivelato, è stata mantenere una concentrazione costante e assoluta, non solo durante l'arrampicata ma anche nei brevi momenti di riposo, sapendo che anche un piccolo errore avrebbe potuto avere conseguenze gravi. Inaspettatamente, il piano è cambiato: anziché due bivacchi, ne ha effettuato uno solo, che ha descritto con un sorriso come "l'albergo più bello del mondo", riferendosi alla solitudine e alla grandezza della parete. Nonostante l'intensità e la necessità di una concentrazione ininterrotta abbiano impedito di godere appieno l'esperienza in tempo reale, Gietl ha espresso una profonda soddisfazione e una gioia immensa una volta raggiunta la vetta, un'emozione che sta rivivendo ripensando a quei due giorni epici sulla montagna.

La storia di Simon Gietl e della sua conquista della "Phantom der Zinne" ci ricorda l'importanza della perseveranza e della preparazione nel raggiungimento di obiettivi ambiziosi. Questo evento non è solo un trionfo personale, ma anche una testimonianza del potere della mente e del corpo umani di superare limiti apparentemente insormontabili. L'alpinismo, in questo senso, diventa una metafora della vita stessa, dove ogni salita richiede dedizione, analisi, pazienza e la capacità di imparare dai fallimenti. La "Phantom der Zinne" non è più solo una via di roccia, ma il simbolo di un sogno realizzato, un'ispirazione per chiunque osi guardare oltre l'orizzonte delle proprie possibilità. La bellezza delle montagne, l'eleganza di una via complessa e la solitudine della scalata si fondono in un'esperienza che va oltre lo sport, toccando le corde più profonde dell'esistenza umana.

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